{"id":56772,"date":"2021-02-16T15:39:41","date_gmt":"2021-02-16T14:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=56772"},"modified":"2021-02-16T15:39:41","modified_gmt":"2021-02-16T14:39:41","slug":"inclusi-ed-esclusi-le-nuove-poverta-in-provincia-di-bergamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2021\/02\/16\/inclusi-ed-esclusi-le-nuove-poverta-in-provincia-di-bergamo\/","title":{"rendered":"Inclusi ed Esclusi: le nuove povert\u00e0 in provincia di Bergamo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nel giorno del 50\u00b0anniversario dell\u2019IPAB Istituti Educativi<\/strong>, <strong>FIEB presenta il rapporto finale dell\u2019indagine realizzata dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell\u2019Universit\u00e0 Bicocca<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La <strong>Fondazione Istituti Educativi di Bergamo<\/strong> ha presentato oggi, marted\u00ec 16 febbraio, nel giorno del <strong>50\u00b0 anniversario dell\u2019IPAB Istituti Educativi<\/strong> (divenuto FIEB nel 2003), il <strong>rapporto<\/strong> commissionato al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano Bicocca, <strong>\u201cNuove forme di povert\u00e0 e marginalit\u00e0 sociale in provincia di Bergamo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno sguardo attento e approfondito sulle <strong>nuove forme di povert\u00e0 e marginalit\u00e0 sociale nella bergamasca<\/strong>, in un\u2019indagine realizzata nel corso del 2020 che analizza i dati della provincia e dei diversi ambiti territoriali, sino al dettaglio del singolo comune. Il rapporto finale \u2013 presentato oggi nella sua interezza \u2013 si articola in una sezione teorica e in due sezioni di analisi: la prima di tipo quantitativo (condotta attraverso lo studio di dati e indicatori), la seconda qualitativa, realizzata mediante l\u2019analisi di documenti programmatici e interviste ad un campione di operatori di sevizi. Obiettivo, <strong>raccogliere dati e testimonianze riguardanti le nuove forme assunte dalla povert\u00e0 e dalla vulnerabilit\u00e0 sociale e materiale in provincia di Bergamo<\/strong> e le dimensioni latenti delle stesse, cos\u00ec da costruire basi solide \u2013 anche grazie all\u2019esperienza maturata da FIEB nel mondo del sociale \u2013 per creare collaborazioni salde e stabili tra le associazioni del terzo settore, come gi\u00e0 accaduto in numerose iniziative promosse dalla Fondazione stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cSi tratta di temi molto sentiti e purtroppo attuali, che la pandemia da Covid-19 ha inasprito. Siamo di fronte ad una gravissima emergenza sanitaria, economica e sociale: uno scenario senza precedenti che deve spingerci a cercare soluzioni concrete e mirate. Questo rapporto mostra dati preoccupanti \u2013 soprattutto per quanto riguarda i giovani e il fenomeno dei NEET, le famiglie mono genitoriali o l\u2019occupazione femminile \u2013 e l\u2019importanza della collaborazione tra i diversi attori. Come Fondazione ci siamo occupati pi\u00f9 volte di queste tematiche, con bandi e iniziative volte a favorire l\u2019occupazione e la formazione dei giovani, la lotta alle nuove povert\u00e0 o l\u2019inclusione sociale. Questa indagine ci permette di identificare ulteriori obiettivi sociali da sostenere in futuro, coinvolgendo una rete di attori \u2013 pubblici e privati \u2013 con cui collaborare\u201d<\/em> spiega <strong>Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>IL RAPPORTO \u2013 NUOVE POVERT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indagine parte dall\u2019analisi dei <strong>tre tradizionali canali di inclusione sociale<\/strong>: i circuiti di <strong>socialit\u00e0<\/strong> (in primo luogo la famiglia), quelli <strong>economici<\/strong> (il lavoro) e quelli <strong>politici<\/strong> (il welfare). La povert\u00e0 emerge quando un individuo o una famiglia non sono in grado di rispettare i requisiti richiesti da questi circuiti per un pieno radicamento sociale. Una situazione che ha avuto un sensibile incremento a partire dalla crisi finanziaria del 2008 e in seguito all\u2019emergere di una nuova domanda di protezione sociale che questi tre canali hanno sempre pi\u00f9 difficolta a soddisfare.<\/p>\n<p><em>\u201cNell\u2019attuale societ\u00e0 frammentata\u201d <\/em>precisa <strong>David Benassi professore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca<\/strong><em>, \u201cI principali canali di inclusione sociale hanno subito radicali cambiamenti a causa delle trasformazioni che hanno coinvolto: le strutture familiari, con la crescente instabilit\u00e0 e l\u2019indebolimento dei legami familiari; il mercato del lavoro, con il conseguente aumento dell\u2019instabilit\u00e0 occupazionale; il welfare-state, che ha subito un progressivo ridimensionamento della propria capacit\u00e0 di intervento e di adattamento alle nuove domande di protezione espresse dalla popolazione\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rispetto al passato, quindi, quando la povert\u00e0 colpiva solo alcune categorie sociali precise, <strong>il rischio di povert\u00e0 \u00e8 diventato pi\u00f9 frammentato<\/strong> e colpisce in modo trasversale tutte le categorie, incluso il ceto medio che in passato poteva considerarsi immune dal rischio di intraprendere una traiettoria di impoverimento. Il panorama della povert\u00e0 \u00e8 oggi molto diversificato e accanto ai soggetti fragili tradizionali \u2013 gli anziani, le persone senza dimora, gli immigrati, le persone con dipendenze da sostanze, le minoranze discriminate, malati e disabili \u2013 sono subentrati <strong>nuovi profili<\/strong>:<strong> genitori single, divorziati, giovani in uscita dalla famiglia d\u2019origine o famiglie che hanno perso l\u2019unica fonte di reddito<\/strong>. L\u2019emergenza legata alla pandemia da Covid-19, con ogni probabilit\u00e0 aggraver\u00e0 queste tendenze, peggiorando soprattutto la situazione del ceto medio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Afferma <strong>Matteo Colleoni, professore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca<\/strong>: <em>\u201cA livello generale e nel confronto con gli altri Paesi europei, l\u2019Italia risulta caratterizzata da un\u2019elevata <strong>diffusione della povert\u00e0, comunque la si voglia definire<\/strong>: povert\u00e0 relativa, grave deprivazione materiale o bassa intensit\u00e0 occupazionale. Una condizione che nel nostro Paese assume la specificit\u00e0 della crescente frattura tra centro\/nord e sud, dell\u2019elevato rischio tra le famiglie con minori, del cosiddetto working poor e del forte rischio tra gli stranieri. L\u2019analisi dei dati e degli indicatori di vulnerabilit\u00e0 sociale e materiale ha messo in evidenza che, come atteso, <strong>la provincia di Bergamo gode di una condizione mediamente migliore <\/strong>rispetto ad altri contesti del territorio nazionale e regionale, sebbene contraddistinta dalla presenza di un\u2019<strong>elevata<\/strong> <strong>eterogeneit\u00e0<\/strong> territoriale e di <strong>forme specifiche e localizzate di vulnerabilit\u00e0<\/strong>\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel Rapporto si evidenzia innanzitutto il ruolo chiave della <strong>famiglia<\/strong> nella protezione sociale dei suoi componenti: negli ultimi anni, infatti, a causa di una serie di mutamenti demografici e socioeconomici, il suo ruolo protettivo si \u00e8 indebolito, esponendo i suoi membri a un rischio maggiore di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Le <strong>famiglie con minori<\/strong> sono uno dei profili <strong>maggiormente esposti al rischio di povert\u00e0<\/strong> a causa di un sistema caratterizzato da politiche nazionali deboli (rispetto alla media europea): nei comuni della provincia di Bergamo le famiglie con <strong>componenti tra 0-14 anni <\/strong>rappresentano il <strong>22,5%<\/strong>, rispetto al dato regionale (21,5%) e nazionale (19,7%). Se una famiglia si trova gi\u00e0 in una condizione di elevata vulnerabilit\u00e0 sociale e materiale, la presenza di uno o pi\u00f9 minori tra 0-14 anni pu\u00f2 impattare negativamente sulla sua capacit\u00e0 di garantire il sostegno dei singoli componenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un ulteriore fattore causa della vulnerabilit\u00e0 sociale e materiale \u00e8 <strong>l\u2019instabilit\u00e0 lavorativa<\/strong>. Nel rapporto si evidenzia come, in media, l\u2019incidenza percentuale degli occupati non stabili sia inferiore nei comuni della provincia di Bergamo (<strong>11,2%<\/strong>), che nei comuni lombardi (11,8%) e italiani (16,4%). Tuttavia, resta diffuso il <strong>fenomeno dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano<\/strong>, i cosiddetti <strong>NEET<\/strong> Not in Education, Employment or Training. La provincia di<strong> Bergamo<\/strong>, infatti, presenta una <strong>percentuale superiore di giovani NEET (21,8%) rispetto alla Lombardia (18,6%)<\/strong>, uno scarto di 3 punti percentuali che, in valore assoluto, connota negativamente la nostra provincia (sebbene il fenomeno sia inferiore al dato medio nazionale molto elevato e pari al 25,7%).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il territorio della provincia di Bergamo si caratterizza anche per la compresenza di aree caratterizzate da diversi livelli di <strong>centralit\u00e0\/perifericit\u00e0<\/strong> per l\u2019alternarsi di zone di montagna, che hanno un peso relativo molto forte, e di pianura nelle quali l\u2019accessibilit\u00e0 alle opportunit\u00e0 territoriali \u00e8 differente. Come evidenziato dalla classificazione delle Aree Interne dell\u2019Agenzia per la Coesione Sociale (SNAI &#8211; Strategia Nazionale Aree Interne), a livello regionale, Bergamo registra una quota significativamente elevata di comuni in posizione di perifericit\u00e0 rispetto all\u2019accessibilit\u00e0 a <strong>servizi fondamentali<\/strong> per la qualit\u00e0 della vita della popolazione (<strong>circa il 15% rispetto al 10% regionale<\/strong>). Tra questi l\u2019accesso alla <strong>banda ultralarga<\/strong>: secondo i dati raccolti, la media degli edifici raggiunti dalla connessione in provincia (<strong>1,95%<\/strong>) \u00e8 significativamente inferiore a quella regionale (4%) e nazionale (13,31%). La presenza di vaste aree del territorio ancora escluse dal servizio si traduce nella <strong>minore capacit\u00e0 di inclusione<\/strong> nel mondo delle opportunit\u00e0 offerte dal digitale, non per ultime quelle legate alla didattica e alla formazione che, durante la pandemia, hanno permesso di dare continuit\u00e0 ai servizi e di contenere l\u2019isolamento e la solitudine imposti dal lockdown.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Conclude <strong>Colleoni<\/strong> <em>\u201c<strong>Oggi la grande differenza \u00e8 fra \u2018inclusi\u2019 ed \u2018esclusi\u2019<\/strong><\/em>, i secondi sono coloro <em>che, non inseriti nei circuiti di reciprocit\u00e0, del mondo del lavoro e delle istituzioni del welfare, <strong>rimangono invisibili<\/strong>. Una condizione di invisibilit\u00e0 che \u00e8 stata spesso citata nelle interviste fatte agli operatori del territorio. Il nostro sistema di welfare si appoggia sul presupposto del buon funzionamento delle reti familiari e dei circuiti lavorativi: laddove si verifica un peggioramento delle prime si hanno conseguenze negative sui secondi, e viceversa. Questo \u00e8 un fenomeno che si sta diffondendo sempre di pi\u00f9 e che richiede analisi attente e interventi mirati ed efficaci\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>LE SOLUZIONI<\/strong><\/p>\n<p>Le interviste rivolte agli operatori dei servizi hanno messo in evidenza temi quali la frammentazione degli interventi e \u2013 al contempo \u2013 la presenza di una tradizione di buona collaborazione tra gli attori che compongono la fitta rete di istituzioni pubbliche e private del territorio. Sono numerosi gli interventi di contrasto alla povert\u00e0 e di contenimento della vulnerabilit\u00e0 sociale e materiale, di cos\u00ec come la quantit\u00e0 di risorse disponibili, ma la frammentazione dei canali di sostegno spesso ne vanifica l\u2019efficacia. La difficolt\u00e0 di <strong>fare sistema<\/strong> nelle politiche sociali tra Stato, Regioni, Ambiti e Comuni \u00e8 un tema chiave.<\/p>\n<p>Risulta dunque indispensabile il contributo del Terzo Settore e delle molteplicit\u00e0 di realt\u00e0 affinch\u00e9 agiscano sul territorio e riescano \u201ca fare sistema\u201d. <em>\u201cEmerge dunque \u2013 <\/em>conclude il Presidente <strong>Luigi Sorzi<\/strong><em> &#8211; la necessit\u00e0 di un disegno generale di programmazione tra pubblico e privato sociale che abbia un respiro pi\u00f9 ampio e un orizzonte temporale maggiore. Di primaria importanza la valorizzazione della prossimit\u00e0 dei servizi, che permetta un\u2019azione mirata sul territorio; un <strong>welfare di comunit\u00e0<\/strong> in cui le reti sociali prevengano il disagio e le situazioni di vulnerabilit\u00e0 e fragilit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per informazioni: <a href=\"http:\/\/www.istitutieducativi.it\"><strong>www.istitutieducativi.it<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giorno del 50\u00b0anniversario dell\u2019IPAB Istituti Educativi, FIEB presenta il rapporto finale dell\u2019indagine realizzata dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell\u2019Universit\u00e0 Bicocca \u00a0 La Fondazione Istituti Educativi di Bergamo ha presentato oggi, marted\u00ec 16 febbraio, nel giorno del 50\u00b0 anniversario dell\u2019IPAB Istituti Educativi (divenuto FIEB nel 2003), il rapporto commissionato al Dipartimento di Sociologia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5015,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[29082,29083,23457],"class_list":["post-56772","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altri-vari","tag-inclusiedesclusi","tag-nuovepoverta","tag-fieb"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5015"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=56772"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56772\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56773,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/56772\/revisions\/56773"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=56772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=56772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=56772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}