{"id":50254,"date":"2020-05-22T01:12:10","date_gmt":"2020-05-21T23:12:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=50254"},"modified":"2020-05-22T01:12:10","modified_gmt":"2020-05-21T23:12:10","slug":"distanziamento-sociale-1-italiano-su-2-non-tornera-al-ristorante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2020\/05\/22\/distanziamento-sociale-1-italiano-su-2-non-tornera-al-ristorante\/","title":{"rendered":"Distanziamento sociale: 1 italiano su 2 non torner\u00e0 al ristorante"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha ufficialmente \u201criaperto\u201d, molti ristoratori tra difficolt\u00e0 economiche e nuovi standard di sicurezza hanno alzato le serrande, ma gli <strong>italiani sono pronti a tornare a pranzare e cenare fuori casa<\/strong>? La maggior parte, purtroppo, <strong>no<\/strong>. Secondo l\u2019indagine realizzata per <a href=\"https:\/\/www.facile.it\/\"><strong>Facile.it<\/strong><\/a> da<em> mUp <\/em><em>res<\/em><em>earch<\/em> e <em>Norstat <\/em>su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta<em>, <\/em><strong>pi\u00f9 di un intervistato su due<\/strong> (<strong>54,5%<\/strong>) ha dichiarato che, <strong>almeno nella prima settimana di riapertura<\/strong>, <strong>non manger\u00e0 fuori casa perch\u00e9 non si sente sicuro<\/strong>; il 22% \u00e8 ancora indeciso e il 10,3% continuer\u00e0 ad utilizzare la modalit\u00e0 di asporto o consegna a domicilio. Insomma, nonostante le fatiche di molti ristoranti, pizzerie e pub, sembra che <strong>solo il 13,3%<\/strong> degli italiani torner\u00e0 subito a mettere le gambe sotto al tavolo.<\/p>\n<p><strong>Addio al ristorante fino al 2021?<\/strong><\/p>\n<p>Ma il dato forse ancor pi\u00f9 preoccupante, si legge nell\u2019indagine, \u00e8 che questa scelta non sembra essere momentanea ma pare corrispondere ad un cambiamento di abitudine pi\u00f9 radicale. Alla domanda \u201c<em>Con quale frequenza, rispetto a prima dell\u2019emergenza coronavirus, crede che andr\u00e0 a pranzo o a cena in un ristorante, una pizzeria o un pub da qui alla fine del 2020?\u201d <\/em>solo il <strong>21,6%<\/strong> degli intervistati ha dichiarato che ci andr\u00e0 con la stessa frequenza di prima; il <strong>60,4%,<\/strong> pari a quasi 26,5 milioni di italiani, ha invece ammesso che ci <strong>andr\u00e0 meno spesso di prima<\/strong>, mentre il 16,8% addirittura non ci andr\u00e0 proprio.<\/p>\n<p>A cambiare maggiormente abitudini sembra saranno i pi\u00f9 anziani; nella fascia di et\u00e0 compresa fra i 65 ed i 74 andranno al ristorante\/pizzeria meno di quanto facessero prima dell\u2019emergenza il 63,2% dei rispondenti, e ancora meno (64,8%) coloro che hanno una et\u00e0 compresa fra i 55 ed i 64 anni.<\/p>\n<p><strong>Distanziamento sociale, che confusione!<\/strong><\/p>\n<p>Altro tema affrontato dall\u2019indagine \u00e8 stato quello del <strong>distanziamento sociale<\/strong>; se, a livello generale, la quasi totalit\u00e0 della popolazione afferma di aver chiaro il concetto (solo l\u2019<strong>1,2%<\/strong> dei rispondenti ha ammesso di non sapere o non essere sicuro di sapere cosa sia), guardando pi\u00f9 da vicino i frangenti specifici emerge che sono <strong>oltre <\/strong><strong>29,5 milioni<\/strong> gli italiani che hanno ancora le idee confuse sulle distanze da mantenere in alcuni dei pi\u00f9 comuni contesti quotidiani.<\/p>\n<p>Analizzando le principali situazioni comuni e luoghi pubblici, quelli in cui i rispondenti sembrano avere le idee meno chiare sono la <strong>spiaggia <\/strong>(il 32,4% dichiara di non sapere con certezza quale sia la distanza corretta da rispettare), i negozi di <strong>parrucchieri o saloni di estetica<\/strong> (31,5%), i <strong>mezzi pubblici<\/strong> (23%) e quelli <strong>privati <\/strong>come auto e moto (20,6%); ma il dato che forse pi\u00f9 di tutti preoccupa \u00e8 quello relativo alla distanza corretta da osservare <strong>nei giochi fra bambini<\/strong>; in questo caso, oltre la met\u00e0 dei rispondenti (il <strong>50,9%<\/strong>) ha dichiarato di <strong>non sapere quale sia il comportamento corretto da tenere. <\/strong><\/p>\n<p>Se non si conoscono le distanze da mantenere, difficilmente si possono rispettare; sono molti i rispondenti che hanno ammesso di non essere sicuri di riuscirci o, peggio, di sapere gi\u00e0 da ora che non lo potranno fare. Ancora una volta il caso pi\u00f9 critico \u00e8 quella dei <strong>giochi fra bambini<\/strong>, una situazione nella quale 1 rispondente su 2 (50,2%) ha dichiarato che difficilmente riuscir\u00e0 a rispettare le indicazioni di sicurezza. Ma sono molti coloro che faranno fatica ad attenersi al distanziamento sociale anche in altri contesti comuni, ad esempio, sui <strong>mezzi pubblici<\/strong> (32,5%) e in <strong>spiaggia <\/strong>(30,1%).<\/p>\n<p><strong>I ristoratori <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indagine ha poi voluto affrontare il tema del distanziamento sociale e delle riaperture dal punto di vista degli <strong>esercenti della ristorazione<\/strong>; se, come detto, a livello nazionale solo l\u20191,2% ha dichiarato di non sapere o di non essere sicuro di sapere cosa sia il distanziamento sociale, guardando le risposte fornite alla stessa domanda dal campione di ristoratori coinvolto nell\u2019indagine, la percentuale arriva addirittura al <strong>13%<\/strong>.<\/p>\n<p>E se poi si entra nel dettaglio delle distanze che devono essere garantite <strong>all\u2019interno del proprio locale<\/strong>, la percentuale degli esercenti che non sanno o non sono sicuri di sapere arriva al <strong>19%<\/strong>; un dato preoccupante se si considera che sono proprio loro a dover applicare le regole per garantire il corretto distanziamento tra i clienti. Va detto che la rilevazione \u00e8 stata fatta prima della pubblicazione del DPCM, pertanto non vi erano ancona notizie certe riguardo le distanze definitive cui attenersi.<\/p>\n<p><strong>Molti non hanno riaperto e alcuni non lo faranno pi\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante le oggettive difficolt\u00e0, gli esercenti della ristorazione stanno facendo di tutto per ripartire e <strong>hanno gi\u00e0 messo in atto moltissime, e sovente costosissime, azioni<\/strong> per adeguarsi alle direttive nazionali.<\/p>\n<p>Tra le pi\u00f9 comuni, l\u201986% dei rispondenti ha detto di aver dotato il proprio personale dei necessari <strong>dispositivi di protezione individuale<\/strong> (mascherina FFP2 e guanti monouso), l\u201981% ha <strong>riorganizzato gli spazi interni<\/strong> del locale, il 72% ha dovuto procedere a modifiche della capacit\u00e0 ricettiva, il 71% ha dotato il proprio ristorante di dispenser automatici per l\u2019erogazione di gel disinfettante.<\/p>\n<p>Pochi, per ora, coloro che hanno optato per l\u2019installazione di <strong>separatori in plexiglass<\/strong> (24%) e ancora meno i rispondenti che hanno previsto la <strong>misurazione della temperatura<\/strong> corporea dei clienti prima dell\u2019ingresso al locale (17%). Solo il 6% degli intervistati dichiara di non aver ancora intrapreso alcuna azione.<\/p>\n<p>Nonostante tutti questi sforzi, per\u00f2, la situazione rimane molto preoccupante e <strong>il 22% degli esercenti intervistati <\/strong>pensa <strong>di non riuscire o comunque non \u00e8 certo di riuscire, nel proprio locale, a rispettare le distanze<\/strong> malgrado le misure adottate.<\/p>\n<p>Risultato? Nella prima settimana di riaperture <strong>solleveranno nuovamente la saracinesca solo il 58% degli intervistati<\/strong>; il 10% lo far\u00e0 fra qualche settimana, <strong>il 25% ha rimandato la riapertura a data da stabilirsi<\/strong> e, ahinoi, <strong>il 7% pensa che non riaprir\u00e0 mai pi\u00f9<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Metodologia: n. 505 interviste CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione adulta, in et\u00e0 18-74 anni, sull\u2019intero territorio nazionale e 100 interviste CATI ad un campione di titolari di esercizi di ristorazione (pub, ristoranti, bar, pizzerie). Indagine condotta tra il 16 e il 17 maggio 2020<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha ufficialmente \u201criaperto\u201d, molti ristoratori tra difficolt\u00e0 economiche e nuovi standard di sicurezza hanno alzato le serrande, ma gli italiani sono pronti a tornare a pranzare e cenare fuori casa? La maggior parte, purtroppo, no. 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