{"id":21319,"date":"2017-06-08T16:55:28","date_gmt":"2017-06-08T14:55:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=21319"},"modified":"2017-06-08T16:55:28","modified_gmt":"2017-06-08T14:55:28","slug":"dido-fontana-amen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2017\/06\/08\/dido-fontana-amen\/","title":{"rendered":"Dido Fontana, Amen"},"content":{"rendered":"<p><strong>A M E N.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione.<br \/>\n<em>Amen<\/em>. La titolazione \u00e8 gi\u00e0 promessa di un paesaggio specifico. Un\u2019allegoria concettuale che, travestita da attraente provocazione, rappresenta i desideri, le ambizioni, l\u2019idea di\u00a0<strong>volont\u00e0 di potenza<\/strong>\u00a0che necessita per sua stessa natura, di affidamento, totale accettazione e compimento continuo.<br \/>\nIl raccontare di questa installazione \u00e8 intenzionalmente provocatorio e crudo. Frutto del coincidere di diversi fattori nel medesimo processo creativo, rappresenta l\u2019occasione per guardare alla volont\u00e0 di potenza nelle sue epifanie pi\u00f9 iconiche (violenza, sesso, libert\u00e0 di espressione). Sentimenti e sensazioni esplodono in forme espressive disturbanti e inaspettate, passando da un registro astratto a quello figurativo attraverso l&#8217;uso di materiali e dimensioni differenti.<br \/>\nL\u2019allestimento concentra provocazioni e suggestioni, d\u00e0 forma alla pulsione e alla propulsione istintiva che traduce a compimento le intenzioni dell&#8217;uomo. Con ironia e determinata, personalissima precisione, il re cannibale si concentra su quelle tensioni ataviche calandole in un\u2019atmosfera suggestiva densa di rimandi di nicciana memoria. Entrando nello spazio espositivo ci si cala in una atmosfera mistica, oscura e densa in cui le forze vitali si muovono e aleggiano come vessilli: l\u2019<strong>amore<\/strong>, la\u00a0<strong>conoscenza<\/strong>, l\u2019illuminazione, l\u2019emancipazione, la\u00a0<strong>forza<\/strong>, il\u00a0<strong>comando<\/strong>\u00a0e la potenza.<br \/>\nQuello che appare agli occhi \u00e8 una sequenza sinergica di elementi. Una mostra da vivere immersi nella profondit\u00e0 di una suggestione non solo visiva ma anche sonora, in cui gli echi di canti sacri riverberano nello spazio. Un invito ad entrare e abbandonarsi senza preconcetti a un estatico rapimento che preme su quella parte pi\u00f9 profonda e istintiva \u2013 talvolta allineata e alterata da senso del dovere e senso di colpa &#8211;\u00a0 per coinvolgere totalmente lo spettatore e permettergli di sfiorare parti dense e oscure. Senza tab\u00f9, manierismi n\u00e9 imbarazzo e censura. Perch\u00e9 Dido Fontana ci ha abituati al suo stile crudo e provocatorio, mai fine a se stesso. E qui, spogliando l\u2019allestimento di ogni orpello immaginifico, restituisce allo spettatore la responsabilit\u00e0 di interpretazione pi\u00f9 profonda.<br \/>\nDido Fontana provoca ancora un volta il nostro sguardo, lo allena nel modo a lui pi\u00f9 congeniale, sollecita l\u2019alterazione delle consuete percezioni. Invita a fermarsi e cogliere la centralit\u00e0 del messaggio, perpetuo circolo tra\u00a0<strong>desiderio<\/strong>,\u00a0<strong>immaginazione<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>crescita<\/strong>.<\/p>\n<p>Copertine di film hard, tracce di un culto clandestino da rinnegare, raccolte e ostentate, riprendono vita e diventano icone parte di un ironico baccanale da spiare (ed espiare) come si fa con i piccoli peccati carnali. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che lo sguardo cade. La meccanica. La violenza. La performance. La carne.<br \/>\nL\u2019artista si rivolge all\u2019osceno sublimandolo attraverso la sovrapposizione di sigilli come personali e moderni rituali, esaltatati dall\u2019estremo realismo che accompagnano l\u2019individuo nel percorso di\u00a0<strong>accettazione<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>liberazione\u00a0<\/strong>dalla repressione culturale e dalle convezioni polverose e perbeniste. Supera inoltre il limite della ripetitivit\u00e0 e dell\u2019inesauribilit\u00e0 di un desiderio protratto all\u2019infinito che deve andare oltre per giungere a compimento.<\/p>\n<p>Il desiderio che muove e spinge all\u2019<strong>azione<\/strong>. L\u2019arma ritratta su fondo nero, esposta e celebrata come metafora non di violenza fine a se stessa, bens\u00ec come strumento e tecnica che vincola energie, orientandole e incanalandole con precisione per il\u00a0<strong>raggiungimento dello scopo<\/strong>. L\u2019idea entra nel cervello e si fa liquida, penetra come una pozione sottopelle, e nelle vene. Pulsa e preme finch\u00e9 non trova la via, il mezzo, la forma.\u00a0<em>Bang.<\/em>\u00a0 Invade totalmente la parete e sorprende, turba e ipnotizza. Scarna, essenziale e priva di cattive intenzioni. Forse. L\u2019arma ritratta nella sua forma pi\u00f9 essenziale, pura, assoluta che ne esalta la fascinazione estetica. Esasperata volutamente nelle dimensioni per confondere e celebrare il richiamo alla\u00a0<strong>bellezza della forza e della potenza<\/strong>.<br \/>\n\u201c<em>Come un\u00a0<strong>tiranno<\/strong>\u00a0che si rispetti, non provi alcun\u00a0<strong>senso di colpa<\/strong><\/em>\u201d.<br \/>\nIl potere e il bambino ritratto nel dipinto, innocente per natura e privo di sovrastrutture si affaccia fiero e senza timore al mondo, sfidandolo. \u00c8 un inizio, uno nuovo e incessante, come un gioco. Conquista con il suo\u00a0<strong>s\u00ec<\/strong>\u00a0alla vita ed esprime l\u2019<strong>essenza dionisiaca della libert\u00e0<\/strong>, giocando nel mondo e traducendolo in un presente immortale.<br \/>\n\u00c8 una\u00a0<strong>celebrazione della vita<\/strong>\u00a0che trova l\u2019estrema sintesi nel trittico. Perfetto. Per dimensioni e potenza espressiva inchioda nuovamente la vista a quell\u2019immagine. Cos\u00ec violenta e delicata allo stesso tempo. Epilogo e prologo. Quella figura leggera e delicata come una beata vergine che porta su di s\u00e9 la perversione strumentale della volont\u00e0. Tra macerie che si fanno altare su cui l\u2019artista rovescia e mette in scena la sintesi estrema di questo percorso simbolico attuale, pi\u00f9 che concettuale. Cos\u00ec che l\u2019ebbrezza dionisiaca viene rappresentata come\u00a0<strong>stato totale<\/strong>\u00a0(del corpo), una forza interiore, uno stato di potenziamento e pienezza. Le pulsioni e le forze che muovono esigono\u00a0<strong>controllo e completo dominio<\/strong>, e l\u2019artista (l\u2019uomo, in generale) dovrebbe semplicemente sfruttarle e dominarle per trasportarle nella\u00a0<strong>creazione<\/strong>\u00a0e nel compimento della proprio natura.<br \/>\nSi coglie il senso della titolazione che, attraverso il rimando esplicito a invocazioni e suppliche e gaudenti celebrazioni, mantiene la promessa ed \u00e8 un affidarsi \u2013 totalmente, ancora una volta &#8211;\u00a0 alla volont\u00e0 (artistica) di Dido Fontana.<br \/>\nAmen.<\/p>\n<p>Testo di Valentina Rinaldi<\/p>\n<p>Link per accedere al sito :\u00a0http:\/\/www.arteboccanera.com\/news.php?act=view&amp;lng=it&amp;id=258<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A M E N. L\u2019esposizione che Dido Fontana presenta presso Boccanera Gallery contiene qualcosa di ardente e violento, una tensione vitale colma di passione. Amen. 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