{"id":75505,"date":"2014-10-14T00:00:00","date_gmt":"2014-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/scompenso-cardiaco-i-pazienti-vogliono-combatterlo-con-maggiore-consapevolezza\/"},"modified":"2014-10-14T00:00:00","modified_gmt":"2014-10-13T22:00:00","slug":"scompenso-cardiaco-i-pazienti-vogliono-combatterlo-con-maggiore-consapevolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/scompenso-cardiaco-i-pazienti-vogliono-combatterlo-con-maggiore-consapevolezza\/","title":{"rendered":"Scompenso cardiaco: i pazienti vogliono combatterlo con maggiore consapevolezza"},"content":{"rendered":"<p><!-- VideographyWP Plugin Message: Automatic video embedding prevented by plugin options. --><\/p>\n<p>Con 80.000 nuovi casi ogni anno, lo scompenso cardiaco &egrave; una malattia cronica sempre pi&ugrave; diffusa in Italia, eppure &egrave; conosciuta ancora poco e male, soprattutto nelle sue implicazioni sulla vita quotidiana di chi ne soffre e sull&rsquo;aspettativa di vita.<br \/> Ieri, a Roma, un convegno internazionale, promosso da AISC &#8211; Associazione Italiana Scompensati Cardiaci con la sponsorizzazione di Novartis, per contribuire a richiamare l&rsquo;attenzione sulla patologia, per assicurare al paziente ben informato uno stile di vita il pi&ugrave; possibile vicino alla normalit&agrave;. L&rsquo;incontro, il primo nel suo genere, dal titolo programmatico &ldquo;Lo Scompenso Cardiaco dalla fase intraospedaliera al quotidiano: &egrave; indispensabile che il paziente ne sappia di pi&ugrave;&rdquo;, &egrave; stata per i pazienti un&#8217;occasione di confronto con medici specialisti, con altri operatori della salute e con esperti per conoscere meglio la dieta da seguire, l&rsquo;attivit&agrave; fisica e ricreativa migliore e tutto quello che serve per gestire in maniera pi&ugrave; consapevole la patologia ed affrontarla in modo proattivo, per una migliore qualit&agrave; di vita.<br \/> &laquo;Possiamo e dobbiamo cambiare prospettiva &ndash; dichiara Oberdan Vitali, Presidente AISC &ndash; lo scompenso cardiaco &egrave; una malattia seria, &egrave; vero, ma la convivenza &egrave; oggi pi&ugrave; che mai possibile, con l&rsquo;aiuto dei medici e delle terapie che abbiamo a disposizione, ma soprattutto tornando a essere protagonisti della nostra vita e adottando, con fiducia, comportamenti consapevoli e corretti&raquo;.<br \/> A coordinare i lavori del convegno, il cardiologo Salvatore Di Somma, professore di Medicina Interna alla Sapienza di Roma, Direttore Medicina d&rsquo;Urgenza e Pronto Soccorso, Azienda Ospedaliera Sant&rsquo;Andrea: &laquo;lo scompenso cardiaco &egrave; sottovalutato, constatiamo purtroppo ogni giorno un aumento dei casi nella pratica della medicina d&rsquo;urgenza, e si fa poco per sviluppare una cultura della prevenzione e della &lsquo;gestione&rsquo; quotidiana della malattia &ndash; spiega Di Somma &ndash; tali pazienti sono costretti a tornare al Pronto Soccorso per nuovi episodi di scompenso cardiaco acuto anche 3-4 volte l&rsquo;anno. &Egrave; necessaria un&rsquo;inversione di rotta, anche perch&eacute; oggi assistiamo, dopo molti anni, a un&rsquo;evoluzione dei trattamenti per lo scompenso sia nella fase acuta che cronica, con novit&agrave; terapeutiche che promettono di incidere positivamente sulla sopravvivenza dei pazienti. A maggior ragione &egrave; importante aiutare questi ultimi a comprendere meglio la malattia e a diventare pi&ugrave; attivi, collaborando con i medici per stare meglio e prevenire il rischio di riacutizzazioni e ricoveri&raquo;.<br \/> Lo scompenso cardiaco &egrave; una delle pi&ugrave; importanti cause di morbidit&agrave; e mortalit&agrave; nei Paesi industrializzati, con numeri in costante aumento: &laquo;lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale tra gli over 65 &ndash; sottolinea il professor Piergiuseppe Agostoni, Direttore Unit&agrave; Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa, Centro Cardiologico Monzino &ndash; se consideriamo la sola popolazione italiana, a soffrire di scompenso cardiaco sono circa 600.000 persone e si stima che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di et&agrave;. Inoltre stiamo assistendo ad un progressivo aumento di incidenza e prevalenza: ci&ograve; &egrave; il risultato in parte del progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche dell&#8217;aumento delle possibilit&agrave; di sopravvivenza, grazie alle cure migliori che sappiamo offrire oggi, dei pazienti con infarto miocardico, che &egrave; la causa pi&ugrave; frequente di scompenso cardiaco. Tra le principali cause di scompenso cardiaco ci sono anche la cardiopatia ischemica derivante da una malattia coronarica sottostante, l&rsquo;ipertensione arteriosa, le patologie delle valvole cardiache, il diabete mellito&raquo;.<br \/> Con il contributo dei clinici ed esperti italiani e internazionali presenti, il convegno romano ha focalizzato l&rsquo;attenzione su aspetti che hanno un impatto diretto sulla vita del paziente scompensato e sull&rsquo;attivit&agrave; del caregiver, un familiare nella stragrande maggioranza dei casi, che si prende cura di lui: tra questi la comunicazione e il rapporto con medico e infermieri, la dieta pi&ugrave; indicata da adottare, l&rsquo;attivit&agrave; fisica, le novit&agrave; della telemedicina per facilitare l&#8217;assistenza a distanza&hellip; Fino al ruolo positivo della musica: il professor Francesco Burrai, Professore a contratto di Assistenza Olistica all&#8217;Universit&agrave; di Bologna, ha presentato infatti un innovativo studio sull&rsquo;effetto della musica negli scompensati cardiaci. &laquo;Si tratta di uno studio dal punto di vista scientifico molto rigoroso, di tipo longitudinale, con metodologia &lsquo;randomized controlled trial&rsquo; &ndash; spiega Burrai &ndash; che durer&agrave; tre anni e studier&agrave; gli effetti dell&#8217;ascolto di una playlist di musica registrata, strutturata da precise e motivate scelte musicali in accordo con un avanzato framework psico-neuro-endocrino-immunologico. Questa playlist verr&agrave; ascoltata a casa per almeno 30 minuti al giorno da pazienti con una diagnosi di scompenso cardiaco: sar&agrave; il primo studio a livello mondiale su questo tipo di popolazione. Diversi studi in campo cardiovascolare hanno gi&agrave; evidenziato effetti statisticamente e clinicamente significativi della musica su diversi outcomes come la qualit&agrave; di vita, il dolore, l&#8217;ansia, la depressione, le frequenze cardiache e la pressione arteriosa. Se i risultati di questo studio saranno significativi, si potr&agrave; pensare di proporre questo protocollo di intervento musicale in associazione e in sinergia all&#8217;assistenza standard di questi pazienti&raquo;.<br \/> L&rsquo;AISC &#8211; Associazione Italiana Scompensati Cardiaci si prende cura del paziente, sviluppa la conoscenza della malattia e delle sue cure, stimola il contatto tra i pazienti stessi affinch&eacute; possano costituire un network di confronto, di testimonianza di esperienze positive e di stimolo ad una vita normale e ad un corretto stile di vita, non trascurando la terapia e le cure mediche.<br \/> Oggi AISC rafforza la propria capacit&agrave; di informare e coinvolgere gli interlocutori attraverso un sito web, www.associazioneaisc.org. Articolato in ampie sezioni elaborate dal Comitato Scientifico della stessa Associazione, il website offre una visione d&rsquo;insieme dello scompenso cardiaco, delle sue cause e del modo di &lsquo;gestirlo&rsquo;. Oltre alle informazioni sulla patologia della malattia, alle regole da seguire, ai consigli per curare e prendersi cura, di particolare interesse i dettagli utili che illustrano, in modo chiaro e comprensibile a tutti, come riconoscere i sintomi dello scompenso, le misure da adottare per mantenerlo sotto controllo e prevenire progressivi aggravamenti o fenomeni di scompenso acuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con 80.000 nuovi casi ogni anno, lo scompenso cardiaco &egrave; una malattia cronica sempre pi&ugrave; diffusa in Italia, eppure &egrave; conosciuta ancora poco e male, soprattutto nelle sue implicazioni sulla vita quotidiana di chi ne soffre e sull&rsquo;aspettativa di vita. 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