{"id":62486,"date":"2013-04-02T00:00:00","date_gmt":"2013-04-01T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/i-vincitori-una-miscela-di-talento-e-determinazione-si-ma-non-solo\/"},"modified":"2013-04-02T00:00:00","modified_gmt":"2013-04-01T22:00:00","slug":"i-vincitori-una-miscela-di-talento-e-determinazione-si-ma-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/i-vincitori-una-miscela-di-talento-e-determinazione-si-ma-non-solo\/","title":{"rendered":"I Vincitori: una miscela di talento e determinazione? Si, ma non  solo!"},"content":{"rendered":"<p><!-- VideographyWP Plugin Message: Automatic video embedding prevented by plugin options. --><\/p>\n<p><p>di Elena Pierini<\/p>\n<p>Come si fa ad arrivare al successo? &Egrave; solo questione di talento e determinazione?<\/p>\n<p>Malcolm Gladwell riesce a dare una risposta osservando le persone giunte all&rsquo;apice del<\/p>\n<p>successo come: campioni dello sport, geni della scienza, virtuosi della musica, uomini<\/p>\n<p>d&rsquo;affari multimilionari.<\/p>\n<p>Gladwell analizza le loro doti individuali ma anche e soprattutto i dettagli delle loro<\/p>\n<p>biografie.<\/p>\n<p>Vediamo come, riporto alcuni esempi.<\/p>\n<p>L&rsquo;hockey canadese &egrave; una meritocrazia. Se hai la stoffa e sei disposto a darti da fare per<\/p>\n<p>sviluppare il tuo talento il sistema ti premier&agrave;, nell&rsquo;hockey il successo si basa sui meriti<\/p>\n<p>individuali.<\/p>\n<p>A met&agrave; degli anni Ottanta uno psicologo canadese, Roger Barnsley, attir&ograve; per primo<\/p>\n<p>l&rsquo;attenzione sul fenomeno dell&rsquo;et&agrave; relativa.<\/p>\n<p>Osservando l&rsquo;organico dei Medicine Hat Tigers nel 2007, spicca ai nostri occhi che il 40%<\/p>\n<p>degli atleti era nato tra gennaio e marzo, il 30% tra aprile e giugno, il 20% tra luglio e<\/p>\n<p>settembre e il 10% tra ottobre e dicembre.<\/p>\n<p>Non c&rsquo;&egrave; bisogno di un&rsquo;analisi statistica, basta semplicemente guardare l&rsquo;organico della<\/p>\n<p>squadra.<\/p>\n<p>Quindi? I segni del Capricorno, dell&rsquo;Acquario e dei Pesci sono i migliori? No, non &egrave; una<\/p>\n<p>questione di zodiaco.<\/p>\n<p>Per vincere talento, passione, lavoro duro e determinazione sono basilari, tuttavia anche<\/p>\n<p>un bel vantaggio di diversi mesi di allenamento e maturit&agrave; in pi&ugrave; certamente aiutano.<\/p>\n<p>Ma esiste il talento innato? Certo!<\/p>\n<p>Non tutti i giocatori di hockey nati in gennaio finiscono per fare i professionisti. Solo<\/p>\n<p>alcuni: quelli che hanno talento e preparazione.<\/p>\n<p>Sarai tu il prossimo Michael Jordan? Quando sei nato?<\/p>\n<p>Anche un ricercatore australiano afferma che potrebbe dipendere da quando sei nato.<\/p>\n<p>Secondo Adrian Barnett, il mese di nascita di una persona pu&ograve; infatti avere impatto su<\/p>\n<p>salute e forma fisica.<\/p>\n<p>I risultati del suo studio sono stati pubblicati in un libro, &#8220;Analysing Seasonal Health<\/p>\n<p>Data&#8221;, analizzando i compleanni dei giocatori professionisti della Australian Football<\/p>\n<p>League (Afl), Barnett ha riscontrato che un numero sproporzionato &egrave; nato nei primi mesi<\/p>\n<p>dell&#8217;anno, mentre quelli nati negli ultimi mesi, specialmente a dicembre, sono pochi.<\/p>\n<p>In Australia l&#8217;anno scolastico comincia a gennaio.<\/p>\n<p>&#8220;I bambini pi&ugrave; alti hanno un ovvio vantaggio quando giocano&#8221;, spiega Barnett: &#8220;Se sei nato<\/p>\n<p>a gennaio, hai 12 mesi di crescita di vantaggio rispetto ai tuoi compagni nati nei mesi<\/p>\n<p>successivi, quindi nascere il 31 dicembre o il 1 gennaio potrebbe fare una grande differenza<\/p>\n<p>nella tua vita&#8221;.<\/p>\n<p>I risultati, ha spiegato, rispecchiano quelli di altri studi internazionali che hanno<\/p>\n<p>riscontrato un legame tra data di nascita vicina all&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico e chance di<\/p>\n<p>diventare un giocatore professionista in sport come hockey, football, pallavolo e basket.<\/p>\n<p>Un altro studio importante riguardante l&#8217;argomento del talento &egrave; portato nei primi anni<\/p>\n<p>&#8217;90 dallo psicologo K. Anders Ericsson e due colleghi all&#8217;accademia d&#8217;&eacute;lite della musica di<\/p>\n<p>Berlino. Con l&#8217;aiuto dei professori dell&#8217;accademia, hanno diviso i violinisti della scuola in<\/p>\n<p>tre gruppi.<\/p>\n<p>Nel primo gruppo c&#8217;erano le stelle, quelli con potenziale per diventare i migliori al mondo.<\/p>\n<p>Nel secondo c&#8217;erano quelli semplicemente &ldquo;bravi&rdquo;. Nel terzo, infine, quelli che difficilmente<\/p>\n<p>sarebbero diventati musicisti professionisti, e che avevano intenzione di diventare<\/p>\n<p>insegnanti di musica. A tutti &egrave; stata posta la stessa domanda: nel corso della tua carriera,<\/p>\n<p>da quando hai preso per la prima volta in mano un violino, quante ore di esercizio hai<\/p>\n<p>fatto?<\/p>\n<p>Tutti, in tutti e tre i gruppi, avevano cominciato a suonare pi&ugrave; o meno alla stessa et&agrave;,<\/p>\n<p>intorno ai cinque anni. Nei primi anni tutti si esercitavano sulle due o tre ore a settimana.<\/p>\n<p>Ma intorno agli otto anni cominciavano ad emergere le vere differenze. Quelli che poi<\/p>\n<p>sarebbero diventati i migliori della classe hanno cominciato ad esercitarsi pi&ugrave; di tutti gli<\/p>\n<p>altri. In effetti, all&#8217;et&agrave; di vent&#8217;anni i violinisti &ldquo;d&#8217;&eacute;lite&rdquo; avevano totalizzato pi&ugrave; di diecimila<\/p>\n<p>ore di esercizio. Il secondo gruppo era sulle ottomila, ed il terzo poco pi&ugrave; di quattromila.<\/p>\n<p>Quello che colpisce nello studio di Ericsson &egrave; che non si &egrave; trovato nessun musicista<\/p>\n<p>&ldquo;naturale&rdquo; che galleggiasse senza sforzo tra i migliori esercitandosi molto meno di loro, n&eacute;,<\/p>\n<p>specularmente, alcuno sfortunato che, pur sforzandosi pi&ugrave; di tutti gli altri, non avesse<\/p>\n<p>quello che serviva per arrivare al massimo.<\/p>\n<p>La ricerca suggerisce che una volta che un musicista &egrave; abbastanza capace da entrare in una<\/p>\n<p>scuola di musica, quello che fa la differenza &egrave; quanto si esercita.<\/p>\n<p>Inoltre, i migliori dei migliori non si limitano a lavorare pi&ugrave;, n&eacute; molto di pi&ugrave;. Lavorano<\/p>\n<p>molto, molto di pi&ugrave;.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che l&#8217;eccellenza in un compito complesso richieda un minimo di esercizio &egrave; emersa<\/p>\n<p>molte altre volte negli studi al riguardo. I ricercatori, in effetti, si sono accordati su quello<\/p>\n<p>che credano sia il numero magico per essere davvero capaci: diecimila ore.<\/p>\n<p>Anche i Beatles, uno dei pi&ugrave; famosi gruppi rock della storia, prima della loro esperienza ad<\/p>\n<p>Amburgo non avevano nessuna regola quand&rsquo;erano in scena.<\/p>\n<p>Quando si conclusero i vari viaggi ad Amburgo, avevano suonato dal vivo circa 1200 volte<\/p>\n<p>ed erano diventati ci&ograve; che sono diventati.<\/p>\n<p>Come mai?<\/p>\n<p>L&rsquo;importanza di Amburgo risiede nella semplice quantit&agrave; di tempo che il gruppo fu<\/p>\n<p>costretto a suonare.<\/p>\n<p>John Lennon in un&rsquo;intervista disse: &ldquo;A Liverpool non avevamo mai suonato pi&ugrave; di un&rsquo;ora,<\/p>\n<p>invece ad Amburgo ci &egrave; toccato suonare per otto ore e pi&ugrave; di una volta, cos&igrave; abbiamo<\/p>\n<p>dovuto per forza imparare a suonare in una maniera nuova&rdquo;.<\/p>\n<p>Un&rsquo;occasione straordinaria simile a quella dei giocatori nati a gennaio, febbraio e marzo.<\/p>\n<p>Lewis Terman, psicologo statunitense, nel 1921 decise di fare dell&rsquo;analisi dei ragazzi dotati<\/p>\n<p>la missione della sua vita. Quei genietti furono ribattezzati &ldquo;Termites&rdquo; ed erano in possesso<\/p>\n<p>di un QI (Quoziente Intellettivo) superiore a 140, che per una persona normale &egrave; tra gli 80<\/p>\n<p>ed i 100.<\/p>\n<p>Purtroppo dopo alcuni anni, nonostante le aspettative molto elevate, ben pochi &ldquo;Termites&rdquo;<\/p>\n<p>erano diventati personaggi famosi a livello nazionale, mentre alcuni di loro avevano lavori<\/p>\n<p>ordinari con redditi non eccezionali e sorprendentemente parecchi erano dei falliti.<\/p>\n<p>Per avere successo nel lavoro, il QI non &egrave; tutto.<\/p>\n<p>Chi a scuola &egrave; sempre stato bravo non necessariamente sar&agrave; pi&ugrave; adatto ad un certo tipo di<\/p>\n<p>lavoro rispetto a chi era uno studente scarso. Infatti, i classici test di intelligenza effettuano<\/p>\n<p>la misura del QI in base alle tradizionali capacit&agrave; logico-matematiche, verbali e spaziali,<\/p>\n<p>evidenziandone per&ograve; i limiti quando il QI &egrave; considerato un indicatore per prevedere il<\/p>\n<p>successo che una persona otterr&agrave; nella vita professionale e sociale. Frequentemente si<\/p>\n<p>verificano casi in cui persone con un QI alto ottengono scarsi risultati nel campo del lavoro<\/p>\n<p>e nell&rsquo;ambito delle relazioni sociali. Ci&ograve; ha dimostrato che l&#8217;intelligenza intesa come puro<\/p>\n<p>raziocinio rispecchia solo una porzione delle pi&ugrave; generali capacit&agrave; che permettono ad un<\/p>\n<p>individuo di affrontare e risolvere i problemi di tutti i giorni. La conseguenza &egrave; che il<\/p>\n<p>giudizio ottenuto a scuola tende a mettere in luce solo un tipo di intelligenza pi&ugrave; generale,<\/p>\n<p>a discapito di eventuali inclinazioni pi&ugrave; spiccate del singolo.<\/p>\n<p>Si pensi ad una persona particolarmente intelligente, professionalmente preparata, ma<\/p>\n<p>intrattabile ed asociale. Le mancanze a livello relazionale potrebbero notevolmente<\/p>\n<p>compromettere un futuro professionale probabilmente brillante e promettente.<\/p>\n<p>Tornando allo psicologo statunitense, i &ldquo;Termites&rdquo; divenuti famosi erano coloro che<\/p>\n<p>avevano conquistato il successo e provenivano in maniera preponderante dalla classe<\/p>\n<p>media o alta, mentre i falliti viceversa venivano dai quartieri poveri.<\/p>\n<p>Terman d&agrave; ragione all&rsquo;argomentazione di Annette Lareau, secondo cui conta veramente il<\/p>\n<p>modo in cui i vostri genitori si guadagnano da vivere e quali sono i presupposti della loro<\/p>\n<p>classe di appartenenza.<\/p>\n<p>La sociologa Annette Lareau, qualche anno fa, ha condotto una ricerca su un gruppo di<\/p>\n<p>alunni di terza elementare. Scelse scolari bianchi e neri provenienti da famiglie povere e<\/p>\n<p>facoltose.<\/p>\n<p>I genitori della classe media tentano di valutare e promuovere i talenti, le opinioni, le<\/p>\n<p>capacit&agrave; del bambino in modo attivo. I genitori poveri ritengono, al contrario, che sia loro<\/p>\n<p>responsabilit&agrave; dei figli ma lasciano che crescano e si valorizzino per conto proprio.<\/p>\n<p>La conseguenza dei due diversi modi di educare fa si che i bambini poveri siano spesso pi&ugrave;<\/p>\n<p>educati, meno piagnucolosi, pi&ugrave; creativi nell&rsquo;uso del proprio tempo ed hanno un senso di<\/p>\n<p>indipendenza ben sviluppato.<\/p>\n<p>Il bambino della classe media, pieno di impegni, &egrave; esposto ad una serie di esperienze che<\/p>\n<p>mutano costantemente. Impara a lavorare in gruppo e ad affrontare ambienti molto<\/p>\n<p>strutturati, gli insegnano ad interagire senza difficolt&agrave; con gli adulti e ad esprimere la<\/p>\n<p>propria opinione se necessario. Si comportano come se avessero diritto di dar corso alle<\/p>\n<p>priorit&agrave; individuali, di interagire attivamente in un contesto istituzionale e di agire nel<\/p>\n<p>proprio interesse per ottenere vantaggi.<\/p>\n<p>Allora, come si fa ad arrivare al successo?<\/p>\n<p>Il talento e la determinazione non assicurano il successo, ma devono essere accompagnati<\/p>\n<p>da altri elementi e circostanze, spesso bizzarri e quasi sempre sottovalutati, ma che fanno<\/p>\n<p>parte di noi, di tutte le nostre esperienze e di tutto ci&ograve; che ci circonda sin dall&rsquo;infanzia. Si<\/p>\n<p>tratta del mese di nascita, delle ore di allenamento e preparazione, della classe di<\/p>\n<p>appartenenza, della cultura, del momento storico, del tessuto economico e sociale: tutte<\/p>\n<p>quelle circostanze e scelte, anche banali, che abbiamo davanti ogni giorno, ma che<\/p>\n<p>delineano il nostro profilo di vincitore o di perdente.<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Elena Pierini Come si fa ad arrivare al successo? &Egrave; solo questione di talento e determinazione? Malcolm Gladwell riesce a dare una risposta osservando le persone giunte all&rsquo;apice del successo come: campioni dello sport, geni della scienza, virtuosi della musica, uomini d&rsquo;affari multimilionari. 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