{"id":62226,"date":"2013-03-20T00:00:00","date_gmt":"2013-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/limprenditore-e-il-mercato-nella-tradizione-delleconomia-civile\/"},"modified":"2013-03-20T00:00:00","modified_gmt":"2013-03-19T23:00:00","slug":"limprenditore-e-il-mercato-nella-tradizione-delleconomia-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/limprenditore-e-il-mercato-nella-tradizione-delleconomia-civile\/","title":{"rendered":"L\u2019imprenditore e il mercato nella tradizione dell\u2019Economia Civile"},"content":{"rendered":"<p><!-- VideographyWP Plugin Message: Automatic video embedding prevented by plugin options. --><\/p>\n<p><p>di Pierluigi Della Ragione<\/p>\n<p>@Pierluigi012<\/p>\n<p>Antonio Genovesi, personalit&agrave; creativa dell&rsquo;Illuminismo italiano e napoletano in<\/p>\n<p>particolare, introdusse nell&rsquo;economia il concetto di pubblica felicit&agrave;, affermando che questa<\/p>\n<p>disciplina doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza delle nazioni, aiutando cos&igrave;<\/p>\n<p>l&rsquo;uomo ad uscire dallo stato di oscurit&agrave;. Certamente lo stato di palese pubblica infelicit&agrave;<\/p>\n<p>che costatiamo in questi giorni, ci fa quanto meno dubitare che i nostri governanti siano<\/p>\n<p>esperti in questa scienza, visto che nel nostro paese esistono risorse sufficienti perch&eacute; tutti<\/p>\n<p>possano condurre una vita dignitosa e onesta.<\/p>\n<p>Attingendo alla tradizione italiana dell&rsquo;Economia Civile, che affonda le sue radici<\/p>\n<p>nell&rsquo;Umanesimo e di cui Antonio Genovesi &egrave; un importante esponente, in questo breve<\/p>\n<p>articolo integrer&ograve; alcuni contenuti di una lezione di Luigino Bruni su imprenditorialit&agrave; e<\/p>\n<p>mercato, tenuta alla Summer School AvoLab nel settembre scorso (chi vuole pu&ograve;<\/p>\n<p>ascoltarne il podcast a questo link: http:\/\/www.edc-online.org\/it\/audio-e-video\/areapodcast\/<\/p>\n<p>2731-podcast-avola-sr-28092012.html), che di questo filone del pensiero<\/p>\n<p>economico &egrave; autore e interprete dei nostri giorni.<\/p>\n<p>Per Bruni, l&rsquo;imprenditore &egrave; una persona che ritrova in s&eacute; alcune caratteristiche che non &egrave;<\/p>\n<p>facile avere: dunque l&rsquo;imprenditorialit&agrave; &egrave; un talento, una vocazione che non tutti hanno. E<\/p>\n<p>per fare impresa possiamo avere tutti i mezzi necessari come capitale, persone, strumenti&hellip;<\/p>\n<p>ma se non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;imprenditore, l&rsquo;impresa non funziona.<\/p>\n<p>La prima caratteristica che egli individua &egrave; la propensione al rischio e all&rsquo;incertezza.<\/p>\n<p>Normalmente, gli essere umani hanno una naturale avversione al rischio. Tra un evento<\/p>\n<p>certo e uno incerto, la maggioranza degli uomini e delle donne sceglie il certo,<\/p>\n<p>accontentandosi anche di un beneficio minore. Per l&rsquo;imprenditore, invece, il gareggiare, il<\/p>\n<p>rischiare, possiamo dire sono parte del suo divertimento. Ha una passione per la gara in s&eacute;<\/p>\n<p>e non soltanto per il risultato finale. Naturalmente qui non si tratta del rischio della lotteria<\/p>\n<p>o di quello che corrono gli speculatori. Si tratta bens&igrave; di un rischio che l&rsquo;imprenditore<\/p>\n<p>assume perch&eacute; le imprese importanti nella vita sono rischiose e le scelte che portano frutto<\/p>\n<p>sono quelle che sono esposte al non successo. E&rsquo; dunque una persona che ha la capacit&agrave; di<\/p>\n<p>convivere con l&rsquo;incertezza e se necessario sa stare anche sull&rsquo;orlo del baratro. E&rsquo; un<\/p>\n<p>inquieto. Non si accontenta di quello che ha; un elemento della sua personalit&agrave; &egrave; la<\/p>\n<p>caratteristica di spingere sempre i paletti in avanti, accogliere nuove sfide in cui<\/p>\n<p>cimentarsi.<\/p>\n<p>La seconda caratteristica dell&rsquo;imprenditore &egrave; l&rsquo;innovazione. Bruni riprende il punto di vista<\/p>\n<p>dell&rsquo;economista austriaco Shumpeter, secondo cui l&rsquo;imprenditore &egrave; il protagonista dello<\/p>\n<p>sviluppo economico, perch&eacute; innovando crea valore aggiunto, introducendo dinamicit&agrave; in<\/p>\n<p>un sistema altrimenti stazionario. E&rsquo; dunque un creativo che introduce un&rsquo;invenzione<\/p>\n<p>tecnica, una nuova formula organizzativa, nuovi prodotti o nuovi mercati e fa s&igrave; che<\/p>\n<p>l&rsquo;impresa possa creare ricchezza. La mentalit&agrave; innovativa lo spinge ad andare oltre la<\/p>\n<p>semplice risposta a bisogni attuali osservabili, anticipando i tempi e creandone di nuovi.<\/p>\n<p>Henry Ford disse che se avessero chiesto agli americani di cosa avessero bisogno, questi<\/p>\n<p>avrebbero risposto &ldquo;una carrozza pi&ugrave; veloce&rdquo;, non l&rsquo;automobile. Corollario di questa<\/p>\n<p>caratteristica &egrave; la capacit&agrave; dell&rsquo;imprenditore di comunicare in maniera vincente, saper<\/p>\n<p>negoziare, insomma vendere la sua innovazione. Indicativa &egrave; la battuta dello stesso Ford,<\/p>\n<p>in riferimento alla prima auto prodotta su grande scala, la celebre Ford T (era disponibile<\/p>\n<p>solo di colore nero): &ldquo;ogni cliente pu&ograve; ottenere una Ford T colorata di qualunque colore<\/p>\n<p>desideri, purch&eacute; sia nero&rdquo;.<\/p>\n<p>La caratteristica dell&rsquo;innovazione getta luce su una distinzione importante: quella tra<\/p>\n<p>imprenditore e speculatore. L&rsquo;imprenditore non &egrave; un soggetto che cerca profitti come<\/p>\n<p>primo scopo. L&rsquo;imprenditore &egrave; una persona che ha delle idee, che anticipa i tempi, che<\/p>\n<p>costruisce qualcosa che crea ricchezza per s&eacute; e per gli altri e che dunque, sicuramente<\/p>\n<p>persegue anche il profitto ma non come obiettivo principale. Fare soldi &egrave; invece obiettivo<\/p>\n<p>principale dello speculatore, che &egrave; un soggetto che fondamentalmente lavora sui<\/p>\n<p>differenziali dei prezzi. Lavoro che si pu&ograve; fare onestamente ma che non ha la prerogativa di<\/p>\n<p>creare ricchezza al pari di quello pi&ugrave; genuinamente imprenditoriale.<\/p>\n<p>Lo scenario in cui opera l&rsquo;imprenditore &egrave; naturalmente il mercato. Nella prospettiva di<\/p>\n<p>Antonio Genovesi il mercato &egrave; visto come un insieme di team, di gruppi &ndash; clienti, fornitori,<\/p>\n<p>stakeholders diremmo oggi &ndash; che agiscono intenzionalmente per il mutuo vantaggio.<\/p>\n<p>Questa visione conduce a considerare la competizione e la cooperazione presenti nel<\/p>\n<p>mercato e nelle organizzazioni che in esso operano come facce di una stessa medaglia,<\/p>\n<p>come aspetti non dicotomici, ma realt&agrave; in cui le analogie prevalgono sulle differenze.<\/p>\n<p>Se &egrave; vero che spesso le organizzazioni entrano in crisi per troppa competizione, &egrave; altres&igrave;<\/p>\n<p>vero che l&rsquo;assenza di competizione significa privare un contesto di preziosi stimoli per una<\/p>\n<p>sana crescita verso traguardi pi&ugrave; alti. Un esempio calzante &egrave; quello dello sport, dove il<\/p>\n<p>concorrente diventa un aiuto prezioso per la conoscenza dei propri limiti e uno stimolo a<\/p>\n<p>superarli per poter in questo modo trascendersi e raggiungere livelli di eccellenza. Cos&igrave;<\/p>\n<p>come all&rsquo;interno di un&rsquo;organizzazione, cooperazione e sana competizione convivono in<\/p>\n<p>positiva sinergia, in funzione del miglioramento di tutti i membri che la compongono per il<\/p>\n<p>raggiungimento degli obiettivi stabiliti, allo stesso modo il mercato &egrave; il luogo dove l&rsquo;azione<\/p>\n<p>congiunta di cooperazione e competizione, conduce a un mutuo vantaggio per i soggetti<\/p>\n<p>coinvolti.<\/p>\n<p>L&rsquo;idea di mutuo vantaggio, che nella visione classica della teoria economica &egrave; realizzata<\/p>\n<p>dalla &ldquo;mano invisibile&rdquo;, che traduce automaticamente interessi egoistici in bene comune,<\/p>\n<p>nella visione di Genovesi e attuale dell&rsquo;Economia Civile diventa un atto intenzionale, oltre<\/p>\n<p>che oggettivo.<\/p>\n<p>Questo significa leggere il mercato anche come un insieme di rapporti, di beni relazionali,<\/p>\n<p>come un luogo di crescita comune e non un luogo dove semplicemente si incrociano<\/p>\n<p>egoismi indifferenti.<\/p>\n<p>Questa visione che potrebbe sembrare retorica e idealista, in realt&agrave; tende a promuovere la<\/p>\n<p>crescita delle persone che agiscono nel mercato e nell&rsquo;impresa, situandole nella legge della<\/p>\n<p>reciprocit&agrave;, che permette che le relazioni si rafforzino nella mutua dignit&agrave;. Secondo questa<\/p>\n<p>regola un intervento che non aiuti tutte le parti coinvolte non pu&ograve; essere di autentico aiuto<\/p>\n<p>per qualcuno. Un imprenditore civile, secondo Bruni, non dovrebbe darsi pace finch&eacute; le<\/p>\n<p>persone incluse nella sua impresa non si sentano utili all&rsquo;impresa e alla societ&agrave;, e non<\/p>\n<p>assistiti da un filantropo o da un&rsquo;istituzione. Questa condizione potrebbe darsi luogo ad<\/p>\n<p>esempio nei casi previsti dalla legge, in cui soggetti svantaggiati sono inclusi dentro<\/p>\n<p>l&rsquo;impresa. Certo in questo caso &egrave; evidente che il mutuo vantaggio non si realizza<\/p>\n<p>automaticamente, necessita di creativit&agrave; e lavoro: tuttavia quando ci&ograve; si realizza il mercato<\/p>\n<p>e l&rsquo;impresa diventano strumento di civilt&agrave; e crescita umana.<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierluigi Della Ragione @Pierluigi012 Antonio Genovesi, personalit&agrave; creativa dell&rsquo;Illuminismo italiano e napoletano in particolare, introdusse nell&rsquo;economia il concetto di pubblica felicit&agrave;, affermando che questa disciplina doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza delle nazioni, aiutando cos&igrave; l&rsquo;uomo ad uscire dallo stato di oscurit&agrave;. 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