{"id":62225,"date":"2013-03-20T00:00:00","date_gmt":"2013-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/tempi-moderni\/"},"modified":"2013-03-20T00:00:00","modified_gmt":"2013-03-19T23:00:00","slug":"tempi-moderni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/tempi-moderni\/","title":{"rendered":"Tempi Moderni"},"content":{"rendered":"<p><!-- VideographyWP Plugin Message: Automatic video embedding prevented by plugin options. --><\/p>\n<p><p>di Paola Danese<\/p>\n<p>@woelfenbuettel<\/p>\n<p>&laquo;Crediamo che una societ&agrave; in cui ci si aiuta a vicenda sia migliore di una in cui ognuno<\/p>\n<p>va per conto proprio&raquo;. Bill Clinton, knock-out speech<\/p>\n<p>Secondo alcuni grazie alle moderne tecnologie siamo dentro alla terza rivoluzione<\/p>\n<p>industriale, quella dove le Informazioni possiamo generarle in prima persona e farle girare<\/p>\n<p>pi&ugrave; rapidamente, dove tutto, anche l&rsquo;energia, pu&ograve; essere considerato &ldquo;condiviso&rdquo;. Alle volte<\/p>\n<p>ascoltando questi visionari mi sento nel futuro. Quel futuro che da bambina avevo visto<\/p>\n<p>solamente in tv e che oggi sembra per certi versi gi&agrave; superato.<\/p>\n<p>Al contempo per&ograve; il futuro di oggi &egrave; molto diverso da quello che immaginavo da piccola. La<\/p>\n<p>maggior parte delle informazioni che girano sulla rete o sui canali, chiamiamoli cosi<\/p>\n<p>&ldquo;democratici&rdquo;-quelli dove ognuno dice la sua aspirando ad un&rsquo;eguaglianza sociale e ad<\/p>\n<p>un&rsquo;autorevolezza di pensiero che non esistono ma che oggi, grazie a fan, followers o a<\/p>\n<p>qualche altro guazzabuglio tecnologico &egrave; pi&ugrave; facile scimmiottare- ha l&rsquo;amaro sapore del<\/p>\n<p>complotto, del buio senza speranza, dell&rsquo;etica di propriet&agrave; esclusiva di pochi eletti che<\/p>\n<p>scrivono non per cercare di salvare il mondo marcio che sta nei loro occhi ma per far<\/p>\n<p>vedere che in un mondo dove i giganti non esistono, loro sono quelli che pi&ugrave;<\/p>\n<p>assomiglierebbero al Nessuno della mitologia. Gli Ulisse, quelli che fanno gli scemi per non<\/p>\n<p>andare in guerra &ndash;ma che la guerra la fanno vincere-, i low profile insomma, oggi non<\/p>\n<p>vanno pi&ugrave; di moda.<\/p>\n<p>In un contesto in cui l&rsquo;informazione sembra estremamente disponibile, in cui la<\/p>\n<p>sovraesposizione sembra un valore da perseguire e il concetto sessantottino dell&rsquo;essere<\/p>\n<p>alternativo &egrave; stato riassunto e assorbito in una cultura mainstream alla Steve Jobs o a<\/p>\n<p>qualche movimento nostrano che manderebbe tutti a casa a fare la calza, l&rsquo;impegno dei<\/p>\n<p>&ldquo;vecchi&rdquo; credo debba essere quello di riuscire a trasferire ai giovani (o almeno a loro) il<\/p>\n<p>senso critico, verso se stessi prima di tutto.<\/p>\n<p>Mi sono accorta di quanto il mio mondo non sia pi&ugrave; quello della generazione<\/p>\n<p>immediatamente successiva alla mia quando, durante una chiacchierata di poco tempo fa<\/p>\n<p>in mezzo a giovani neolaureati, ascoltavo le loro paure e la loro visione del mondo<\/p>\n<p>lavorativo che (non) li aspetta dietro l&rsquo;angolo: alla stessa et&agrave; in cui io avevo la percezione di<\/p>\n<p>essere arrivata finalmente all&rsquo;inizio di quella scala in cui i miei genitori hanno dimostrato il<\/p>\n<p>loro spessore e il loro valore, assumendosi la responsabilit&agrave; di creare ricchezza per la<\/p>\n<p>societ&agrave; civile e per &ldquo;il mercato&rdquo; e non vedevo l&rsquo;ora di confrontare i miei muscoli giovani e<\/p>\n<p>forti con le asperit&agrave; della vita vera e far vedere quanto valevo, ecco, a quella stessa et&agrave;<\/p>\n<p>questi brillanti neolaureati hanno le paure e le disillusioni di chi ha visto gi&agrave; tutto, di chi si<\/p>\n<p>&egrave; misurato col mondo e ha fallito.<\/p>\n<p>Allora &egrave; questa l&rsquo;altra faccia dei candidati che si presentano ai colloqui, o dei ragazzi che<\/p>\n<p>inseriamo in azienda che si mostrano volenterosi e sicuri di loro stessi, quando non<\/p>\n<p>saccenti e presuntuosi grazie agli investimenti in studi e master pagati dai loro genitori? &Egrave;<\/p>\n<p>l&rsquo;assenza di prospettiva il prezzo che devono pagare gli eredi degli yuppies degli anni &lsquo;80?<\/p>\n<p>Qualche tempo fa volevo pubblicare delle riflessioni sul grande successo che stanno<\/p>\n<p>riscontrando alcune trasmissioni televisive di self-help e di trasferimento di competenze di<\/p>\n<p>base: dal come vestirsi per ogni occasione, come educare un cane o ristrutturare casa per<\/p>\n<p>venderla in tempi pi&ugrave; brevi o come riconoscere di essere affetti da una malattia con sintomi<\/p>\n<p>che ci vergogniamo di comunicare anche al medico curante o migliorare il rapporto di<\/p>\n<p>coppia ritornando a scuola di anatomia di base fino ad arrivare a come migliorare le<\/p>\n<p>performance del genitore quando i figli ci riducono allo stremo delle forze.<\/p>\n<p>L&rsquo;aspetto interessante di questo successo &egrave; che, pur se con strumenti diversi, in Italia<\/p>\n<p>continuiamo a perseguire l&rsquo;imperativo di Cavour di fare &ldquo;gli italiani&rdquo;, dopo che era stata<\/p>\n<p>&rdquo;fatta l&rsquo;Italia&rdquo;. Il fil rouge che lega la quasi totalit&agrave; delle trasmissioni di life style &egrave; centrata<\/p>\n<p>sull&rsquo;approfondimento: cio&egrave; sul costringere lo spettatore (o meglio, il soggetto della<\/p>\n<p>trasmissione nel quale lo spettatore &egrave; portato a ritrovarsi) ad andare oltre la superficie<\/p>\n<p>delle cose inchiodandolo alle proprie responsabilit&agrave;: siamo noi a dover acquisire pi&ugrave;<\/p>\n<p>strumenti, noi a dover modificare atteggiamento sia con il cane aggressivo sia con il figlio<\/p>\n<p>maleducato (mi perdonino la vicinanza quelli particolarmente sensibili alle differenze),<\/p>\n<p>siamo noi a doverci mettere in discussione e in gioco se il rapporto di coppia non funziona,<\/p>\n<p>noi che dobbiamo prendere coscienza della quantit&agrave; di cibo che ingeriamo se abbiamo un<\/p>\n<p>peso di gran lunga superiore a quello che vorremmo.. e via di seguito..<\/p>\n<p>Ci&ograve; per&ograve; che mi ha convinto che queste riflessioni avessero un legame stretto con il<\/p>\n<p>management &egrave; stata la lettura dei commenti alla trasmissione che ha recentemente<\/p>\n<p>debuttato su Cielotv, il canale sky del digitale terrestre: The Apprentice. Avevo avuto modo<\/p>\n<p>di seguirne diverse puntate durante un soggiorno negli USA e ne ero rimasta entusiasta.<\/p>\n<p>Avevo pensato, e lo penso ancora, che una figura dirompente e di successo come Donald<\/p>\n<p>Trump forse sarebbe stata troppo per il pubblico italiano: il dito puntato che invita<\/p>\n<p>l&rsquo;aspirante apprendista a prendere la via dell&rsquo;uscio con la perentoriet&agrave; dell&rsquo;americano<\/p>\n<p>you&rsquo;re fired! (sei licenziato) &egrave; stato trasformata in un &ldquo;sei fuori&rdquo; pi&ugrave; digeribile per il popolo<\/p>\n<p>avezzo ai reality show, ma sembra sia troppo dura comunque, anche se a pronunciarla &egrave;<\/p>\n<p>uno dei pochi manager davvero di successo che l&rsquo;Italia abbia mai avuto.<\/p>\n<p>Sorvolando sulla curiosa selezione che ha portato questi 15 aspiranti apprendisti a<\/p>\n<p>misurarsi sulle prove proposte dal boss Briatore, il candidato tipo (italiano) &egrave;<\/p>\n<p>rappresentato nelle sue pi&ugrave; forti caratteristiche: autoreferenziale, saccente, infarcito di dati<\/p>\n<p>teorici, concentrato sull&rsquo;organizzazione e sulla delega (che qui &egrave; dettagliata al meglio nella<\/p>\n<p>parte dello scarico di lavoro sul collega pi&ugrave; vicino), super laureato e super masterizzato&hellip;<\/p>\n<p>eppure incapace di ottenere risultati. A poco giova la riflessione che pi&ugrave; volte Trump ha<\/p>\n<p>palesato in alter sedi che l&rsquo;Universit&agrave; (e lui parlava di quella americana..) forma gli studenti<\/p>\n<p>a diventare bravi impiegati, al massimo bravi manager, ma non gli spiega nulla di cosa<\/p>\n<p>significhi muoversi in un contesto competitivo, cosa sia il valore che deve creare per essere<\/p>\n<p>produttivo nella sua posizione lavorativa, quali siano le scelte finanziarie corrette da<\/p>\n<p>perseguire, avere un metro di misura valido e standardizzato per misurare il proprio valore<\/p>\n<p>sul mercato. Anche su quello del lavoro.<\/p>\n<p>I molti che apprezzano il britannico Gordon Ramsey, altro bad guru del management della<\/p>\n<p>ristorazione nella televisione dei nostri giorni, non hanno riservato una parola di<\/p>\n<p>apprezzamento per il nostrano Briatore. Pochi notano lo scaricabarile incessante dei<\/p>\n<p>ragazzi che vengono chiamati alla scrivania a motivare un fallimento, quasi nessuno la<\/p>\n<p>totale assenza di consapevolezza che fare viene prima di organizzare, la visione che il<\/p>\n<p>leader non &egrave; chi ci mette la faccia in prima persona, quello che facilita il lavoro di tutti e si<\/p>\n<p>mette a servizio del team perch&eacute; la squadra possa raggiungere l&rsquo;obiettivo, ma quello che a<\/p>\n<p>pelle sembra pi&ugrave; simpatico o ispira pi&ugrave; fiducia..<\/p>\n<p>Incontro ogni giorno persone per le quali il titolo della laurea &egrave; un punto di arrivo, anzich&eacute;<\/p>\n<p>un punto di partenza; per le quali avere un impiego significa svolgere il compitino, e non<\/p>\n<p>creare valore; candidati che anzich&eacute; chiedersi cosa possono dare loro all&rsquo;azienda in cambio<\/p>\n<p>dello stipendio che l&rsquo;azienda garantisce, interrogano il titolare sui dettagli di ferie e<\/p>\n<p>retribuzione degli straordinari; impiegati superpagati per competenze tecniche disponibili<\/p>\n<p>a tutti che a fine turno si fanno cadere la penna e dimenticano anche il nome dell&rsquo;azienda<\/p>\n<p>per la quale lavorano&hellip; Questo &egrave; il mondo che vedo oggi e nel quale, citando Trump, &ldquo;molte<\/p>\n<p>persone non sono ricche perch&eacute; vogliono ricevere pi&ugrave; di quanto vogliono dare&rdquo;.<\/p>\n<p>Con un assillo di austerity che rischia di strozzare tutti, uno alla volta, il compito<\/p>\n<p>dell&rsquo;imprenditore &egrave; oggi pi&ugrave; che mai proteggere i posti di lavoro dei propri dipendenti e<\/p>\n<p>farlo anche con scelte impopolari.<\/p>\n<p>Titubare di fronte a una scelta giusta, ma impopolare, fa perdere tempo; non prendere una<\/p>\n<p>decisione impopolare per non rompere equilibri consolidati ma improduttivi, fa perdere<\/p>\n<p>competitivit&agrave;; non creare gerarchie e responsabilit&agrave; chiare, rende tutti uguali e il barile<\/p>\n<p>finisce di rotolare su chi firma gli assegni e paga gli stipendi, erodendo margine che ci<\/p>\n<p>permette di fare investimenti; tenere tutto insieme e puntellare una struttura<\/p>\n<p>scricchiolante, indebolisce la squadra e ridimensiona il profitto gi&agrave; nel breve termine.<\/p>\n<p>La paura nel business come nella vita ruba i successi che avremmo potuto avere, sgretola le<\/p>\n<p>potenzialit&agrave; che ognuno di noi ha dentro: alle volte sono nascoste dalla saccenza, altre sono<\/p>\n<p>mortificate dall&rsquo;aver preso per vero qualcosa che non abbiamo approfondito, sempre sono<\/p>\n<p>rese improduttive dalla mancanza di coraggio.<\/p>\n<p>Chi &egrave; arrivato, in un contesto sano e competitivo attraverso una selezione prodotta dai<\/p>\n<p>risultati, a posizioni di potere e di responsabilit&agrave; deve seguire il primo comandamento del<\/p>\n<p>management: non nuocere. In rapida successione, deve essere in grado di rispondere<\/p>\n<p>tempestivamente e in maniera risoluta alle criticit&agrave; che ogni giorno gli vengono messe sul<\/p>\n<p>tavolo, deve scardinare &ndash;in qualsiasi modo si renda necessario- l&rsquo;ottica dell&rsquo;alibi, deve<\/p>\n<p>creare differenziazione dentro e fuori l&rsquo;azienda: internamente costruendo gerarchie chiare<\/p>\n<p>e sul mercato distinguendosi sul cliente grazie a strategie definite e condivise con il front<\/p>\n<p>end.<\/p>\n<p>E non dimenticare mai che non decidere, temporeggiare, scegliere per il compromesso e<\/p>\n<p>per lo status quo pu&ograve; essere &ndash;e lo sar&agrave;- un modo irresponsabile di nuocere a tutti.<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paola Danese @woelfenbuettel &laquo;Crediamo che una societ&agrave; in cui ci si aiuta a vicenda sia migliore di una in cui ognuno va per conto proprio&raquo;. 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