{"id":30984,"date":"2010-07-14T00:00:00","date_gmt":"2010-07-13T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/il-rischio-chimico-negli-ambienti-ospedalieri\/"},"modified":"2010-07-14T00:00:00","modified_gmt":"2010-07-13T22:00:00","slug":"il-rischio-chimico-negli-ambienti-ospedalieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicati\/il-rischio-chimico-negli-ambienti-ospedalieri\/","title":{"rendered":"Il rischio chimico negli ambienti ospedalieri"},"content":{"rendered":"<p><!-- VideographyWP Plugin Message: Automatic video embedding prevented by plugin options. --><\/p>\n<p>Tra i molti ambienti lavorativi in cui &egrave; presente un rischio chimico, quello ospedaliero risulta essere senza dubbio uno dei pi&ugrave; complessi per l&rsquo;esecuzione della valutazione del rischio. I motivi sono rintracciabili nella presenza di sostanze con elevate caratteristiche di tossicit&agrave;, nelle scelte cliniche che spesso portano gli operatori a contatto con farmaci di nuova generazione, i cui effetti secondari non sono completamente noti, o nelle procedure operative che prevedono l&rsquo;utilizzo di sostanze chimiche diverse, come la <a href=\"http:\/\/www.eurospital.it\/manipolazione_chemioterapici_antiblastici.html\" class=\"broken_link\">manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici<\/a>.<br \/>Le fonti di rischio chimico possono essere distinte in quattro classi di composti: gli anestetici per inalazione, usati nelle sale operatorie, la cui presenza ambientale pu&ograve; essere causata da fattori diversi (raccordi mal funzionanti, cattiva areazione dei locali, procedure anestesiologiche maldestre ecc.); i disinfettanti e gli sterilizzanti chimici che vengono utilizzati in grande variet&agrave; nei reparti di degenza come negli ambulatori e negli ambienti pi&ugrave; vari e spesso l&rsquo;uso routinario che se ne fa porta ad una riduzione della percezione del rischio; i composti chimici usati nei laboratori di analisi, anatomia patologica, ricerca. Infine, anche la <a href=\"http:\/\/www.eurospital.it\/manipolazione_chemioterapici_antiblastici.html\" class=\"broken_link\">manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici<\/a> pu&ograve; essere fonte di rischio chimico nella fase di preparazione, somministrazione e successiva cura del paziente; alcuni chemioterapici rientrano nel gruppo 1 della IARC (cancerogeni per l&rsquo;uomo). Questo gruppo di farmaci riunisce sostanze diverse per struttura e reattivit&agrave; che possono essere raggruppate a grandi linee come: agenti alchilanti (ciclofosfamide, ifosfamide, cis-platino, carbopla- tino), antimetaboliti (5-Fluorouracile, Gemcitabina, Metotrexato), alcaloidi vegetali (Taxolo, Vincristina, vindesina), antibiotici antitumorali (Epirubicina, Doxorubicina, Bleomicina). <br \/>Generalmente, il rischio chimico derivato dalla manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici &egrave; di tipo moderato, purtuttavia tale delicata attivit&agrave; richiede l&rsquo;applicazione di precise normative sicurezza. Durante le fasi di preparazione si pu&ograve; ad esempio verificare l&rsquo;accidentale esposizione al farmaco per via inalatoria e\/o per contatto diretto in seguito alla formazione di aerosol o a causa di spandimenti avvenuti sotto la cappa a flusso laminare: &egrave; pertanto necessario, prima di eseguire la preparazione, verificare la funzionalit&agrave; della cappa e dei sistemi di sicurezza, che il personale addetto indossi gli adeguati D.P.I., eliminare dall&rsquo;area di lavoro il materiale non necessario alla preparazione e decontaminare in modo opportuno il piano di lavoro. <br \/>Per ridurre al massimo il rischio chimico, durante la fase di preparazione &egrave; opportuno utilizzare sistemi chiusi per la ricostituzione dei farmaci come Securmix, un dispositivo medico sviluppato appositamente per operazioni di <a href=\"http:\/\/www.eurospital.it\/manipolazione_chemioterapici_antiblastici.html\" class=\"broken_link\">manipolazione dei farmaci chemioterapici antiblastici<\/a>: realizzato da Eurospital S.p.A. garantisce l&rsquo;incolumit&agrave; e la sicurezza del personale prevenendo il rischio chimico legato a un&rsquo;eventuale contaminazione. In particolare, per la lavorazione di grandi quantit&agrave; consente di semplificare la procedura di lavoro. Il sistema lavora con tre parti connesse contemporaneamente in circuito chiuso: una parte a cui si connette il flaconcino contenente il farmaco, una seconda per la soluzione I.V., infine vi &egrave; rubinetto luer-lock girevole al quale si connette la siringa.<br \/>Questo rubinetto girevole chiude o rispettivamente apre i vari accessi. Vi &egrave; una freccia che indica quale accesso sia aperto in quel momento.<br \/>La connessione che porta alla soluzione I.V. ha un attacco di sicurezza e si possono usare senza problemi anche flaconi o sacche di varie dimensioni ( per esempio soluzioni di NaCl allo 0.9% da 250 ml o 500 ml); all&rsquo;interno del dispositivo &egrave; presente il sistema filtrante con membrane da 0,22 &micro;m per garantire la sterilit&agrave; della soluzione ricostituita e per bloccare l&rsquo;aerosol durante la fase di diluizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i molti ambienti lavorativi in cui &egrave; presente un rischio chimico, quello ospedaliero risulta essere senza dubbio uno dei pi&ugrave; complessi per l&rsquo;esecuzione della valutazione del rischio. 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