RAGAZZA UCCISA A TORINO – LELLA MENZIO TELEFONO ROSA PIEMONTE

NOTA STAMPA

SARA WASINGTON: RAGAZZA UCCISA A
TORINO

Ciao Sara.
Da poche ore sappiamo che non sei più con noi. Forse avrai
letto i commenti del Telefono Rosa, fermamente puntati a contrastare le
mille violenze quotidiane contro le donne.
Magari avrai letto di ciò che si occupano i tanti centri
antiviolenza: chissà quante volte, nella tua straordinaria normalità, hai
pensato che per fortuna queste cose, a te, non sarebbero mai
capitate.
Avevi una bella famiglia, un ragazzo e, a quanto si dice,
tanti amici. Non potevi pensare che qualcosa di male sarebbe accaduto, e proprio
a te.
Noi da anni combattiamo contro le violenze: qualunque
violenza, ma soprattutto quella degli uomini contro le donne. Accogliamo ogni
anno centinaia di donne, ferite nel corpo e nell’anima, perse in una dignità che
stenta a ritrovarsi. Con un cinismo che non ci appartiene, dobbiamo ammettere
che le accogliamo e che molte di loro iniziano con noi ad allontanarsi dalla
violenza. Ferite o affrancate: ma vive.
Con te e con altre decine di donne, non ce la facciamo. E
non perchè tu e tante altre ragazze come te siete imprudenti o colpevoli:
tutt’altro.
Vi circondate di amici e di persone fidate: e non è
possibile accettare che il proprio carnefice sia tra le persone più care e
vicine.
Eppure, proprio lì, c’è spesso qualcuno al quale un no, un
rifiuto o semplicemente un fermo allontamento scatena violenze malgestite per
mesi o anni. Ma quale raptus o delitto d’impeto! Quasi sempre siamo di
fronte a comportamenti subdoli, attenzioni morbose, rabbie poco gestite e,
infine, l’idea ferma e programmata di uccidere, eliminare,
occultare.
Da più di 7 anni stimoliamo le istituzioni, locali e
nazionali. Le donne e gli uomini delle istituzioni, prima leggermente scettici,
hanno poi iniziato a darci ragione.
Ma questo lo hanno fatto le donne e gli uomini, non le
istituzioni. Le donne e gli uomini dei governi nazionali e locali ci danno
ragione: ma i governi non riescono a fare nulla. E pensiamo che non
riescano solo perchè non vogliamo pensare che non vogliano.
Ma ora l’emergenza, pluriennale, è oltre ogni
immaginazione e ogni tolleranza: per alcuni assassini in carcere, ce ne sono
altri solo presunti e altri ancora mai individuati.
Non è accettabile che le donne paghino con la violenza la
richiesta di avere dei diritti; non è possibile che questa violenza arrivi
all’omicidio.
Se esistono reparti specializzati, se esistono
investigatori capaci, se esistono strutture di riferimento per autori di diversi
reati, forse sarebbe il caso di pensare a reparti (investigativi, oltre che
sanitari, carcerari o di recupero) in cui si possa trattare la violenza contro
le donne non come un qualunque delitto. Ma come delitti che hanno una
specificità tale per cui nessun assassino di donne e nessun uomo che usi
violenza contro le donne possa pensare di farla franca. Forse, però, cara Sara,
nemmeno ciò che ti è accaduto cambierà qualcosa.
Lella Menzio (Presidente Telefono Rosa
Piemonte)

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