L’era del social non più libero

Gentili lettori virtuali,

ci troviamo nell’era del social, nell’era della condivisione, nell’era di chi, cavalcando l’onda “virtuale” ha raggiunto livelli altissimi, creando tendenze, stili di vita spesso sbagliati, sogni irrealizzabili per la stragrande maggioranza dei comuni mortali, deviazioni,frustrazioni e stereotipi.

Un giorno, uno come tanti, nella monotonia di sempre, tra studio e lavoro, davanti al solito bar, ci viene la brillante idea di realizzare una pagina Instagram.

Non chissà quale fosse il fine, vivendo in un paese con 25.000 abitanti avremmo voluto semplicemente  destare un po’ di curiosità, avremmo voluto passare il tempo, avremmo voluto far sorridere la gente.

Ebbene, non siamo schiavi del social, non siamo i classici idioti che usano la rete impropriamente, eppure, a soli tre giorni dall’apertura di una pagina Instagram dal nome “Rimasti Sotto”, conquistati più di quattrocento followers, movimentati gli animi di un paese, la nostra creazione viene distrutta. La nostra creazione che avrebbe dovuto satireggiare sulle abitudini ambigue che noi, abitanti di Ariano Irpino abbiamo.

Vogliamo ricordare che all’articolo 21 del testo costituzionale è enunciato il diritto alla comunicazione con la parola, lo scritto e ogni mezzo di comunicazione.

Che il testo costituzionale in questo caso è completamente divergente dal nuovo regolamento  sulla Privacy introdotto dalla Commissione Europea.

Che l’Unione Europea e le sue istituzioni, si preoccupasse di Google, con sede in California, e le diffusioni di dati personali illecite. Un business criminale.

Si preoccupassero della pedopornografia, del traffico d’armi virtuale, della prostituzione online.

Come al solito però, noi Europei non andiamo mai alla fonte del problema, non andiamo mai ad estirpare  la mega piaga  del “ trattamento dei dati personali “ e del reale uso improprio del “ diritto d’autore”.

Noi Europei, preferiamo deviare.

Ed ecco spiegato la chiusura della nostra pagina Instagram che non aveva “contenuti offensivi o inappropriati”.

Abbiamo deciso di riaprire la pagina, la riapriremo ad oltranza.

Parola di un gruppo di ragazzi che voleva far sorridere un paesello.