Trekking sulle montagne Marocchine

Il territorio del Marocco è costituito da 4 grandi sistemi montuosi (Rif, Medio Atlante, Alto Atlante, Antiatlante) che talvolta superano i 4000 metri di altezza e che digradano verso una fascia costiera con una fitta serie di altipiani.

Atlante è il sistema montuoso più importante dell’Africa Occidentale, corre per oltre 2400 chilometri dalla costa altantica del Marocco, attraverso l’Algeria fino alla Tunisia.

Procedendo da Ovest verso Est si possono distinguere vari gruppi montuosi. L’Alto Atlante, nel Marocco centrale, la sezione più elevata dell’interso sistema montuoso. Si allunga dalla costa Atlantica fino al confine algerino, culminando nel monte Tubkal, a 4165 metri.

Il nome Tubkal significa “vetta da cui si vede tutto”, è situato nel Parco nazionale del Toubkal, 63 km a sud della città di Marrakech, e contornata da un aspro e affascinante massiccio.

E’ fiancheggiato da due catene minori, il Medio Atlante (che ha la sua punta di maggore altezza nel Gebel Bou Naceur, di metri 3290) e l’Antiatlante.

Il viaggio su queste montagne permette di scoprire luoghi seducenti e un po’ misteriosi ma soprattutto forti contrasti come le ampie vallate color smeraldo interrotte da profonde gole rocciose, simili a canyon americani, erose dal vento caldo del Sahara. Si tratta di luoghi adatti agli amanti di trekking e viaggi a piedi.

Tizi n’Tichka, a 2.260 metri, è il passo più alto del Paese e attraversa il villaggio berbero di Telouet, che sorge su un altopiano coloratissimo tra campi coltivati. Il centro abitato sorge tra alte pareti rocciose color rosso acceso, erose dal vento che lasciano intravedere le pareti fortificate delle abitazioni tra la terra.

Nella valle di Aït Bouguemez sorge il bellissimo villaggio di Aït Benhaddou, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. E’ un labirinto di viuzze strette tra case di paglia e fango, costruite secondo la tecnica pisé (o della terra battuta) con argilla umida compatta, che sale sopra una collina da dove si ammira, oltre le montagne, il deserto del Sahara in uno spettacolo suggestivo ed emozionante.

E’ un luogo davvero magico che ha ispirato registi e scrittori: da David Lean che lo scelse per girare Lawrence d’Arabia a Franco Zeffirelli che vi ambientò Il Gesù di Nazareth; da Ridley Scott per Il Gladiatore a Robert Aldrich per girarvi le scene di Sodoma e Gomorra. Qui vengono realizzati film western e biblici, proprio per il terreno rossastro, per le torrette fortificate e le piccole case cadenti che fanno da perfetto sfondo naturale.

Aït Benhaddou si trova dove le montagne dell’Atlante scendono verso il deserto del Sahara, la antica rotta per le carovane da Timbuktu a Marrakech. L’antico ksar (villaggio fortificato) regala una fortezza di sabbia rossa con vista sul deserto. E’ un sito antico, i cui palazzi di argilla, ancora in piedi, appartengono ai secoli XVII-XIX. Il complesso conta con sei casba (fortezze) e più di cinquanta grandi palazzi.

Molto tempo prima che i beduini arabi, dagli sconfinati deserti mediorientali, si spingessero a Occidente (al Maghreb), il Nordafrica era già abitato dai berberi, nomadi di origine forse yemenita, forse etiopica, come i loro cugini più famosi, i Tuareg. Dalle fertili aree mediterranee furono costretti a ritirarsi sulle montagne che separano il Sahara dalla costa.

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