Jazz e fotografia: un ritratto di emozioni

L’immaginario jazz deve moltissimo alla fotografia. Sono stati in molti i fotografi che hanno aiutato i jazzisti a definire meglio le loro identità.
Da Louis Armstrong in poi, l’arte visiva ha aiutato molto la diffusione del jazz. Un’arte nuova, moderna, nata nel novecento, che ha saputo costruirsi attorno un immaginario e dei modelli di riferimento legati all’ambiente in cui si è sviluppato.

Primo precursore dell’iconografia jazzistica fu William Gottlieb, giornalista per il Washington Post, scriveva per la rubrica jazz e dato che non potevano pagarsi un fotografo, iniziò lui a fare le foto ai cantanti. Le sue foto alle esibizioni dei più famosi cantanti jazz nei club fecero scuola e altri fotografi seguirono il suo esempio come Claxton e Leonard.
Nella serie Jazzlife, Claxton decide di ritrarre anche i paesi e le scenografie degli stati americani del sud, dando corporeità visiva a quelle sensazioni, quel mondo che prima era trasmesso solo attraverso il suono. La sua sensibilità nel trasmettere la sensazione musicale nell’immagine gli vale il commento “saprebbe cogliere lo swing anche in un sasso”. Per nessun altro genere musicale la fotografia ha avuto un ruolo così importante nel creare l’immagine del mito.

Si cita a questo proposito la raccolta “Jazz loft” di William Eugene Smith, famoso fotografo documentarista, decise ad un certo punto di trasferirsi in un palazzo fatiscente del flower district a New York.

Quell’edificio si fece poi conoscere come the jazz loft. Il fabbricato era infatti polo d’attrazione dei grandi musicisti dell’epoca, ci passarono gente come Thelonious Monk, Charles Mingus, Ornette Coleman, Bill Evan, Don Cherry, Chick Corea, etc.
La notte, dopo aver suonato nei club, i musicisti tenevano delle jam session che si protraevano fino all’ alba e lì, in mezzo a loro, c’era Smith pronto ad immortalare ogni momento. Ma non solo, dalla sua finestra fotografò anche le strade antistanti in maniera quasi ossessiva, alla ricerca del ritmo jazz che pervadeva anche i dintorni. Il risultato? Un’opera monumentale, che ancora oggi rimane nella storia fotografica e del jazz.

Oggi jazz e fotografia continuano ad andare a braccetto, magari i rapporti tra musicisti e fotografi non sono più gli stessi degli anni ’40-50, per esempio molti musicisti non accettano che li si fotografi per tutta la durata dell’esibizione, ma questo non scoraggia molti fotografi professionisti che decidono di specializzarsi nella ritrattistica jazz, nel tentativo di cogliere e trasmettere le vibrazioni di quella musica che, come la fotografia, segue il ritmo della vita.

Il Jazz a Roma a trovato una nuova casa ed è quella dell’Elegance Cafe di Roma dove ogni settimana dal Martedì alla Domenica propone spettacoli live di musica Jazz uniti ad un cocktail Bar e una ristorazione di altissimo livello.

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