Il mondo non è usa-e-getta – La Circular Economy e la sua applicazione per le imprese di oggi e domani

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Nel 2017, profitti, progresso e crescita economica fanno sempre più rima con economia circolare, riutilizzo e riciclo. Le nuove dinamiche del business rigenerativo, così definito da Elena Cornelli, editorialista del Corriere della Sera, hanno definitivamente messo in luce come il paradigma del mercato monouso e usa-e-getta, di cui è stata capostipite la lametta Gillette, non è più applicabile nel contesto socio-ambientale di riferimento in cui ci troviamo a vivere oggi. Risulta necessario dunque, come sostenuto anche dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 nel dialogo sullo sharing e sulla green economy, dar vita subito a nuovi processi di produzione, ma anche di consumo, dei beni non più unidirezionali, ma circolari.

Se si guardano gli ultimi settant’anni nel loro complesso, è facile intuire come questo sia l’unico periodo della storia umana a portare il nome di Grande Accellerazione: crescita della popolazione mondiale del 180%, aumento del consumo di acqua del 215%, concentrazione del metano nell’atmosfera raddoppiata e concentrazione dell’anidride carbonica aumentata del 30%.

A conti fatti, in nemmeno un secolo la presenza umana sul pianeta ha avuto un impatto sulla terra e sulle sue risorse come mai prima d’ora nella storia dell’uomo. Solo oggi, tuttavia, si insinua nella mente di imprenditori, politici e consumatori la “colpevole” certezza che tutto quello che fino a ieri era considerato progresso sia, in realtà, solo un’involuzione, una strada molto ripida verso una potenziale crisi globale delle risorse, con conseguenze inimmaginabili.

La risposta a questo rischio e a questo consumo sfrenato, insensato e irresponsabile delle materie prime è arrivata già negli anni ’80 dal mondo tedesco, con la teoria del chimico Michael Braungart, che per primo ha teorizzato quello che poi è stato ribattezzato modello “cradle-to-cradle”, ovvero dalla culla alla culla, in opposizione al modello dalla culla alla tomba. Un paradigma che prevede la destrutturazione del modello economico attuale, che va dall’utilizzo irreversibile della risorsa naturale alla sua trasformazione in rifiuto, e la costruzione congiunta e condivisa di un modello nuovo a carattere circolare, in cui ogni prodotto viene realizzato con parti frutto del riutilizzo o del riciclo di prodotti precedenti, in un circolo continuo di ricollocamento e riadattamento degli elementi tecnici e di restituzione all’ambiente di quelli organici.

La sfida è ardua, senza dubbio. Ripensare interi processi produttivi in virtù della riutilizzabilità dei componenti dei prodotti significa adottare un paradigma industriale completamente diverso, con una supply chain completamente nuova, investire in ricerca e sviluppo e affidarsi a nuove competenze e professionalità. Ma significa anche creare nuove opportunità di sviluppo green delle aziende, nuovi posti di lavoro, stimati in un +30% entro in 2030, nuove prospettive di crescita nel rispetto dell’ambiente e delle persone che in esso vivono. E per quanto la sfida possa sembrare ardua, un simile obiettivo finale la rende oggetto dell’attenzione e dello sforzo di tutti.

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